IL VIAGGIO DI MALOMBRA
Produzione Associazione Sukakaifa
con il Contributo della Film Commission Regione Siciliana
soggetto, sceneggiatura e regia Rino Marino
interpreti Liborio Maggio, Salvo Terruso, Nando Bagnasco.
con la partecipazione straordinaria di Luigi Maria Burruano
e con Antonino Contiliano, Khadra Benziadi, Gaspare Giurlando, Francesco Leone, Santo Marrone, Lidia Sammarco, Salvo Scianna, Gloria Di Liberto, Giuseppe Giardina, Vincenzo Gelsomino, Angelo Mazzotta, Daniele Costa, Lucia Di Pace, Giuseppe Borrello, Mario Mione, Francesco Catania, Vincenzo Cannata, Filippo Lumia, Jano Caracci, Giuseppe Elia, Giovanni Craparotta, Giuseppe Salvo, Francesco Scimemi, Vito Tumbarello.
scene e costumi Rino Marino
direttore della fotografia Vincenzo Agate
musiche Lelio Giannetto e Alessandro Librio
montaggio Benni Atria
aiuto regia Viviana Di Bella
montaggio audio Francesco Albertelli e Francesca Genevois
rumorista Tullio Arcangeli
color correction Vincenzo Marinese
riprese e postproduzione Creavideo
Il film è dedicato al critico cinematografico Gregorio Napol
Il cast è quasi integralmente composto da attori con disagio psichico, provenienti dalla Clinica Psichiatrica del Policlinico Universitario di Palermo e da numerose comunità terapeutiche assistite regionali.
Più di trenta le ambientazioni scelte, tra le campagne e le case rurali di Castelvetrano e Mazara del Vallo, il centro storico di Castelvetrano, la Torre di Bigini di Partanna, il vecchio Castello di Ribera, Villa Napoli e Villa Niscemi a Palermo, i vicoli di Salemi, e il teatro scoperchiato, fra i ruderi della vecchia Poggioreale, abbandonata dopo il terremoto del Sessantotto.
Malombra, un povero diavolo, ossessionato da un incubo ricorrente, decide di intraprendere un lungo viaggio sconclusionato, su un carretto trainato da un asino, alla ricerca del cavaliere della luna, un misterioso personaggio che, dopo averlo salvato, da bambino, dalla malaria, con una sorta di rituale: l’orazione della malaombra (da cui il nomignolo del protagonista), era sparito per andare a vivere romito in un castello cadente, arroccato in un luogo sperduto nella campagna siciliana, in attesa di una compagnia di teatranti che andassero ad inscenargli una rappresentazione.
Un vecchio rigattiere, incartapecorito in un’atmosfera atemporale, nella bottega delle cose perdute, indirizza Malombra da Avugghia, un guitto che lo accompagnerà per quasi tutto il viaggio, in un itinerario visionario, attraverso i territori dell’alienazione, dove un’umanità strampalata ristagna in un’atmosfera ai limiti dell’onirico: uno straccione fatuo, sul sagrato d’una chiesa sbrecciata, un marchese isolato in una villa del Seicento, una famiglia di contadini, la cui casa è invasa da pulcini e traboccante di cipolle, la donna e l’omino con l’ombrello, che aspetta la neve in piena estate, un pastore che recita l’Iliade in greco antico, in mezzo alle mandrie, i tre musicanti del calvario, mummificati sotto un tabernacolo scalcinato, il riminavintura, la donna del fuoco.
Dopo aver vagolato per due giorni e due notti, alla ricerca di teatranti, i due giungono in un paese disabitato, presso un teatro diroccato, dove un capocomico truffaldino, tenta di appioppargli una compagnia di artisti scalcagnati: l’uomo più forte del mondo, la donna barbuta, i gemelli siamesi ed altri ‘fenomeni’ da baraccone.
Ma il viaggio non avrà mai un epilogo, se non in sogno.