LA VERMA
Drammaturgia e regia di: Rino Marino
Drammaturgia musicale: Fratelli Mancuso
Con: Miriam Palma, Fabio Lo Meo, Liborio Maggio
Scene e costumi: Rino Marino
Disegno luci: Michele Forni
Musiche originali composte ed eseguite dai Fratelli Mancuso
Assistente alla regia: Sonia Giambalvo
Produzione: Sukakaifa – Compagnia dell’arpa
Come vermi nella terra, i resti malandati di una famiglia scalcagnata, abbrutiti dall’indigenza, si arrabattano tra stenti, recriminazioni e livori quotidiani, in una stamberga sordida affossata nel sottosuolo di una Sicilia ancestrale. Una donna, inquietante nella sua primitiva austerità matriarcale, accudisce con antiche ‘orazioni’ un bimbo di stracci in un passeggino, contraltare immaginifico e delirante di due figli venuti al mondo per castigo, uno tonto, l’altro un povero Cristo, che esala gli ultimi scampoli di vita, cadenzando senza requie un refrain ossessivo, rinchiuso in una vecchia cassa di legno. Nel trionfo del degrado, nel tracollo della pietas, soffocata da istinti primordiali, si perpetuano rituali di miseria, si celebrano liturgie di privazioni, disfatte, disillusioni cocenti, razzolando negli anfratti più squallidi e meschini dell’animo umano da cui trapelano, a tratti, spunti di umanità residuale e slanci di struggente lirismo.
Un cozzare di antitesi tra sacro e sacrilego, devozione e blasfemia, sogno e realtà, con viraggi repentini fra tragico e ridicolo in cui esplode, in tutta la sua ferocia, il grottesco. La Passione profana del povero cristo piagato nelle carni, si consuma sotto terra, speculare alla processione del venerdì santo che si spande nel cortile sovrastante al suono della marcia funebre, intonata dalla banda del paese, per culminare in una dimensione di straniamento onirico allucinatorio che consacra e universalizza, oltre ogni contingenza, una femminilità ad un tempo mortifera e salvifica. Le musiche originali e le voci-strumento della straordinaria drammaturgia musicale dei Fratelli Mancuso, in naturale sintonia con la poetica del testo, irrompono con tutta la loro potenza drammatica ed evocativa a punteggiare le scene come lamenti di prefiche, arcane litanie e giaculatorie, contrappunti dolenti di anime straziate senza speranza di riscatto.