Tetralogia del dissenno II
è il secondo volume di testi teatrali di Rino Marino, per i tipi di Editoria & Spettacolo, contiene i testi di: Lunario, La consegna, Fiele e La Verma
a cura di Vincenza Di Vita
con la prefazione di Filippa Ilardo
in copertina Ludovico Caldarera
foto di Castrenze Ezio Fiorenza
da settembre 2024 il volume è acquistabile al seguente link:
https://www.editoriaespettacolo.com/prodotto/tetralogia-del-dissenno-ii/
«Nella seconda Tetralogia di Rino Marino, le accurate didascalie descrivono paesaggi claustrofobici e polverosi, mondi che tratteggiano caratteri e gesti dissennati, con occhio clinico e sensibile a un tempo. L’inchiostro scava e scolpisce i protagonisti delle storie, cristallizzando una letteratura teatrale esclusiva e feroce». (Vincenza Di Vita)
«Una scrittura lacerante, multipla, sovrabbondante. Una scrittura che strappa senza riparare. Una scrittura che straripa. Sonda l’abisso del dis-equilibrio e si sbilancia. Una scrittura che è un affondo, una stilettata, una ferita, uno strazio. Non rimargina, non consola, non lenisce, né si compiace. Si avviluppa ancora di più invece intorno alla vertigine di quella lesione profonda che è il logos, la parola. Ogni testo-sistema di Rino Marino è un calco esagerato, iperbolico, allusivo e trasognante, fondato sulla dialettica della lacerazione e del rischio, dell’esasperazione e del paradosso, dell’opposto e del contrario, degli ossimori spericolati, dell’antifrastica forza della contraddizione. Un teatro di disgraziati, senza grazia e senza consolazione. Un sorriso che si fa urlo, una preghiera che sfocia in bestemmia. È un teatro che tocca gli estremi, che li radicalizza fino a fare sfociare ogni estremo nel suo diretto opposto, in continui capovolgimenti di toni dal comico al poetico, dal drammatico al surreale, dal grottesco fino all’assurdo. Un teatro dissacrante, perché al sacro toglie l’aura conciliante di perfezione. Il teatro di Rino Marino è un teatro tragicomico, dolce e amaro, un teatro che sprofonda, si sbalestra, si perde e si avviluppa, ma è retto da una rete simbolica di senso che ne fa un universo simbolico coerentissimo.» (Filippa Ilardo)
